Il rimpatrio può essere anche volontario. Ecco il programma Back to the Future gestito dal GUS

A seguito dei fatti avvenuti a Cona che hanno evidenziato in modo eclatante alcuni aspetti critici della gestione delle migrazioni nel nostro Paese, una linea è stata tracciata dal Governo relativamente al potenziamento delle misure di rimpatrio forzato nei confronti di coloro che si trovano sul territorio in stato di irregolarità.

In qualità di ente gestore, il GUS Gruppo Umana Solidarietà vuole mettere in luce l’esistenza della misura del Rimpatrio Volontario Assistito, finanziata dal Ministero dell’Interno e dall’Unione Europea nel quadro delle priorità tracciate.

Sono infatti attivi, già da tempo, diversi progetti di Ritorno Volontario Assistito rivolti a diverse tipologie di cittadini di Paesi terzi tra i quali quelli in stato di irregolarità e i richiedenti protezione internazionale la cui domanda è stata rigettata, ma di cui sia le autorità, sia gli stessi destinatari non ne sono sufficientemente a conoscenza.

I suddetti programmi prevedono il rimpatrio volontario di più di tremila persone entro marzo 2018 ma ad oggi sono poche le persone che ne hanno fatto richiesta e le domande in corso di istruttoria richiedono tempi di rilascio del nulla osta piuttosto lunghi.

GUS, Rimpatrio Volontario Assistito

Nell’ambito dei suddetti progetti si colloca “Back to the Future” gestito dal GUS Gruppo Umana Solidarietà, che prevede il Ritorno Volontario Assistito e la Reintegrazione (RVAR) nei Paesi d’origine dei cittadini di qualsiasi Paese terzo che ne faccia richiesta mediante un percorso individualizzato a partire dalle motivazioni, dalle esperienze e competenze nonché dalle aspirazioni personali, e strutturato in raccordo con la rete dei partner locali.

Questi progetti hanno il vantaggio di offrire un’opportunità a molti che per motivi personali, per mancanza di lavoro o perché il progetto migratorio si è concluso, di tornare a casa con dignità. Abbiamo avuto testimonianze dirette in tal senso, di persone che hanno ritrovato il sorriso tornando a casa, dai propri cari, nella propria terra.

Per questo una tale misura, se diffusa ampiamente all’interno dei servizi facenti capo alle Autorità competenti nella gestione delle frontiere, degli uffici immigrazione delle Questure e Prefetture, così anche verso la popolazione straniera, avrebbe certamente un enorme beneficio per tutti e tanti cittadini stranieri che non desiderano più stare in Italia, in condizioni alle volte estreme e degradanti e tornare per riprovare una nuova vita.

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